
Ci sono dei film, degli eventi che conoscere è importante perchè è un dovere civile.
Il film "Diaz" lo è. Non è un film storico, perchè c'è ancora un processo in atto (anche se la prescrizione è alle porte), perchè i fatti sono successi appena 11 anni fa.
Nel 2001 io avevo 16 anni e stavo prendendo coscienza di cosa voleva dire no global, disarmo, pacifismo mondiale (anzi no per la verità già lo sapevo, però a sedici anni rimani sempre giovincello...).
Il mondo era ancora un mondo antico, che stavo uscendo da grandi crisi mondiali ma lo spettro del terrorismo non si era ancora palesato, era alle porte ma non ancora drammaticamente evidente.
Il 20 e 21 luglio 2001 però l'Italia ha avuto un tracollo, Amnesty International ha definito quei giorni come «la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la fine della II guerra mondiale».
Piazza Alimonda, il blitz alla Diaz e i fatti di Bolzaneto sono stati ignorati per troppo tempo; i fascinorosi "Black Block" non sono stati mai fermati (i fatti di Roma dello scorso anno ne sono una prova), soltanto una irrisoria minoranza delle forze armate sono state punite.
Questo film smuove le coscienze, non per le manganellate o le torture descritte o lasciate intendere; le smuove perchè descrive una guerra nel cuore di un Paese che si definiva democratico, importante e libero.
Quando penso alla scuola Diaz, alle persone picchiate selvaggiamente, ai ragazzi miei coetanei derisi e manganellati ripenso alle tante storie di guerra che ascolto ogni tanto nei Balcani dove le scuole, le fabbriche, le caserme erano luoghi di tortura.
In Italia c'è una generazione pre- Genova e una post-Genova, noi siamo stati quella generazione a metà di questi eventi, colpiti dalla violenza e spesso con la paura di indignarsi davvero.
11 anni fa l'Italia ha vissuto giorni di guerra e la cosa che mi fa rabbrividere è che escluso alcuni, molti altri ignorano cosa è successo veramente.
Per questo credo davvero che la scelta di vedere Diaz sia un dovere, per chi c'era e ha subito le violenze, per noi che ancora oggi ne paghiamo le conseguenze e per chi verrà in futuro perchè nei giorni del G8 si diceva che " un altro mondo è possibile". Realizziamolo!
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