Questo lunedì è stato il quarto lunedì (e probabilmente l'ultimo) in cui ho visto quello che vorrei sempre vedere sulla tv pubblica. Un programma di qualità, condotto in modo eccezionale, il diritto di replica?? per una volta "chi se ne importa"! cose tristi, legati a cose serie.. la risata legata al momento di commozione, il solito Benigni, Beppino Englaro, la Camusso e la Bonino e il corpo delle donne, Don Ciotti e Dario Fo, i ragazzi dell'Aquila. Forse non pensavo neanche potessi vedere qualcosa del genere in tv, probabilemente non vedrò mai invecchiare Saviano e difficilmente il prossimo anno rivedremo Fazio condurre un programma di cultura.
Vado via o resto? è questo il grande interrogativo che mi pongo da mesi. Domani (in realtà tra poche ore) il DDL Gelmini entra alla Camera, i giorni di lotta e protesta si riassumono tutti nei sentimenti che sto provando in questo momento. Sono agitata, ho paura. Vedo davanti a me il mio futuro. Non penso di voler intraprendere una carriera universitaria, però ho paura che non intraprenderò mai una carriera in generale. Certo i più scettici mi potrebbero dire che ho scelto la via più difficile per costruirsi un futuro... di cooperazione, aiuti, diritti dei più deboli si campa poco, eppure la voglia di farcela è più forte.
In questi giorni, nelle aule di Palazzo Nuovo occupato, durante le assemblee e anche nelle discussioni con i professori/ricercatori ho pensato spesso che io figlia di operai, difficilmente avrei avuto una minima possibilità di studiare. Nell'Università della Gelmini non c'è posto per chi non ha soldi, tanti soldi. Ipotecare il proprio futuro non vuol dire accendere un mutuo in banca (mutuo? banca? e quando potrei ridare i soldi ai miei genitori??), ipotecare il proprio futuro vuol dire dare gambe al cervello, metterlo in movimento, pensare, riflettere, sperare in un mondo migliore, possibile, uguale per tutti.
Per questo domani, quando comincerò la mia giornata di protesta nonviolenta ringrazierò mentalmente i miei genitori, che hanno creduto in me e che hanno creduto che ci sia ancora meritocrazia in questo Paese e ringrazio mentalmente anche tutti i professori che in questi anni di studi mi hanno fatto sentire di avere veramente un cervello che vale... e mentalmente ma con un sonoro "vaffanculo" ringrazio anche tutti i professori che ho incontrato sul mio cammino e che non hanno mai creduto che anche l'operaio vuole il figlio dottore, che mi hanno sempre fatto credere che non sarei arrivata mai molto lontano. Forse sono stati loro, con la poca fiducia nei miei confronti a farmi credere che un altro mondo, da domani, si può davvero fare!
Resto quindi, perchè l'Italia che voglio è senza la Gelmini e Berlusconi, e resto perchè insieme si può davvero arrivare lontano.