martedì 30 novembre 2010

Vado via o resto?

Questo lunedì è stato il quarto lunedì (e probabilmente l'ultimo) in cui ho visto quello che vorrei sempre vedere sulla tv pubblica. Un programma di qualità, condotto in modo eccezionale, il diritto di replica?? per una volta "chi se ne importa"! cose tristi, legati a cose serie.. la risata legata al momento di commozione, il solito Benigni, Beppino Englaro, la Camusso e la Bonino e il corpo delle donne, Don Ciotti e Dario Fo, i ragazzi dell'Aquila. Forse non pensavo neanche potessi vedere qualcosa del genere in tv, probabilemente non vedrò mai invecchiare Saviano e difficilmente il prossimo anno rivedremo Fazio condurre un programma di cultura.
Vado via o resto? è questo il grande interrogativo che mi pongo da mesi. Domani (in realtà tra poche ore) il DDL Gelmini entra alla Camera, i giorni di lotta e protesta si riassumono tutti nei sentimenti che sto provando in questo momento. Sono agitata, ho paura. Vedo davanti a me il mio futuro. Non penso di voler intraprendere una carriera universitaria, però ho paura che non intraprenderò mai una carriera in generale. Certo i più scettici mi potrebbero dire che ho scelto la via più difficile per costruirsi un futuro... di cooperazione, aiuti, diritti dei più deboli si campa poco, eppure la voglia di farcela è più forte.
In questi giorni, nelle aule di Palazzo Nuovo occupato, durante le assemblee e anche nelle discussioni con i professori/ricercatori ho pensato spesso che io figlia di operai, difficilmente avrei avuto una minima possibilità di studiare. Nell'Università della Gelmini non c'è posto per chi non ha soldi, tanti soldi. Ipotecare il proprio futuro non vuol dire accendere un mutuo in banca (mutuo? banca? e quando potrei ridare i soldi ai miei genitori??), ipotecare il proprio futuro vuol dire dare gambe al cervello, metterlo in movimento, pensare, riflettere, sperare in un mondo migliore, possibile, uguale per tutti.
Per questo domani, quando comincerò la mia giornata di protesta nonviolenta ringrazierò mentalmente i miei genitori, che hanno creduto in me e che hanno creduto che ci sia ancora meritocrazia in questo Paese e ringrazio mentalmente anche tutti i professori che in questi anni di studi mi hanno fatto sentire di avere veramente un cervello che vale... e mentalmente ma con un sonoro "vaffanculo" ringrazio anche tutti i professori che ho incontrato sul mio cammino e che non hanno mai creduto che anche l'operaio vuole il figlio dottore, che mi hanno sempre fatto credere che non sarei arrivata mai molto lontano. Forse sono stati loro, con la poca fiducia nei miei confronti a farmi credere che un altro mondo, da domani, si può davvero fare!
Resto quindi, perchè l'Italia che voglio è senza la Gelmini e Berlusconi, e resto perchè insieme si può davvero arrivare lontano.

mercoledì 8 settembre 2010

"non si è mai lontani abbastanza per trovarsi"

E' tutto il giorno che mi martella questa frase di Baricco nella testa.
Forse perchè questo settembre sta portando un pò di novità, forse perchè io a differenza dello scorso anno, nella mia città mi sento di passaggio e già mi sto facendo mentalmente i propositi (buoni? speriamo) per quando ritornerò a Torino.
Avevo già scritto dei cambiamenti empolesi, persone che se ne vanno, amici un pò in difficoltà, chiacchiere e consigli.
Settembre segna sempre un nuovo inizio, mi ricorda un pò quando al liceo ero contemporaneamente triste per l'estate e felice per l'inizio di qualcosa di diverso, magari più nuovo.
Matteo oggi si è trasferito a Firenze, che poi è qui... eppure si è chiusa l'epoca delle sere/nottate passate in via scarlatti a parlare di tutto, a vedere film assurdi, ad ammazzare zanzare con la paletta, a fare politica,a organizzare campagne elettorali... a ritrovarsi idealisti in un mondo che ci vuole sempre perdenti. Grazie Scampo, perchè so di avere un posto in più a Firenze dove venire a scroccare pasta ai pistacchi e birra e soprattutto perchè so che quando mi vedrò troppo pessimista, attaccata alla realtà avrò qualcuno con cui condividere sogni grandiosi (e per metà irrealizzabili, ma pazienza!).

"Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull'età
dopo l'estate porta il dono della perplessità
ti siedi e ricominci il gioco della tua identità
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità"
Guccini, "Canzone dei dodici mesi"

domenica 29 agosto 2010

L'estate sta finendo


La fine di agosto si avvicina, gli amici sono tutti tornati a casa, le cene per rivedersi si susseguono, foto di luoghi più o meno lontani, racconti, ultime sere passate fuori con una birra in mano a prendersi ancora un pò di fresco empolese.
Ripensando alla mia estate la vedo un pò zoppicante. Forse perchè mi sono sempre sentita un pò in vacanza anche se ho studiato fino a metà luglio.
Ho visto posti nuovi, dall'Appennino della strage di Monte Sole del '44 a Belgrado e la Croazia, e ne sono rimasta sempre un pò affascinata, sono tornata con la voglia di ripartire anche se non sempre sono stati giorni facili.
Mi sono resa conto che ogni luogo in cui sono passata mi ha dato alcune risposte e mi ha lasciato anche molte domande, per una volta Sarajevo su tutte.
Ogni volta che ci torno è come se fosse la prima volta, si scoprono posti nuovi, si parla con chi vive la città, si guarda la sua evoluzione, beviamo kafa e mangiamo cevapi e sembra di aver fatto sempre quello da una vita... un amico ha scritto che noi riusciamo a vederla diversa perchè la si guarda con occhi privilegiati.. cosa quanto mai vera, perchè non mi sento mai una turista ogni volta che entro in città... e allora mi viene in mente una citazione di Italo Calvino ne Le città invisibili: "Di una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda".
In questi anni Sarajevo mi ha dato molte risposte e mi ha lasciato sempre con qualcosa d'incompiuto in mano... stavolta è stato faticoso andar via, anche se facendo un bilancio ho fatto una fuga da quella città, forse perchè le risposte che mi ha lanciato mi hanno fatto più paura di altre volte...
In realtà queste risposte non le sto trovando neanche qui, e forse in questo momento mi manca la tranquillità per pensare, avrei bisogno di camminare in un campo di girasoli o stare sotto un albero in collina..
Con gli amici empolesi invece è tempo di cambiamenti, epoche che si stanno lentamente chiudendo o modificando e mai come ora sento il peso di crescere...


Quando "fatti una famiglia",

non voglio crescere mai!!

"Devi avere un conto in banca",

non voglio crescere mai!!

- Bobo Rondelli -

lunedì 25 gennaio 2010

Karibuni Tanzania

Volevo far passare un pò di giorni prima di scrivere qualcosa sull'Africa...
E' stata un'esperienza inaspettata, anche se programmata da tempo. Volevo conoscere il continente africano, che mi ha sempre affascinato e quando 9 mesi fa mi è stato proposto di andare in Tanzania, nella missione dove già due anni fa c'erano stati gli scout del mio gruppo, ho detto subito sì. Poi mi ero fissata degli obiettivi - conoscere un pò la storia, imparare qualche parola di swahili, cercare di informarmi un pò di più sul paese in cui sarei andata - che non sono riuscita a concretizzare e in un soffio sono arrivata al 28 dicembre, giorno della partenza.
Il programma che avevamo pensato non era definitivo, aspettavamo di arrivare per parlarne con i frati che ci avrebbero ospitato.
Appena scesi dall'aereo, una vampata di afa calda ci ha accolto, giusto per farci capire che potevamo dimenticare sciarpe e cappelli per un pò.
Il primo giorno lo abbiamo passato nella località di Mbezi, nella periferia di Dar Es Saalam, per acclimatarci e riposarsi un pò. Come primo contatto africano non è stato poi così sconvolgente.. girando il pomeriggio ci siamo resi conto dell'occidentalizzazione devastante che stanno attuando: parabole gigantesche, cellulari nelle mani di chiunque - anche bambini abbastanza piccoli - e moto giapponesi e cinesi, vendute a loro in cambio di qualche materia prima.
Il 30 siamo partiti per Morogoro, una città di 300.000 abitanti a 200 Km a ovest di Dar Es Saalam, dove i frati carmelitani hanno una missione. A Morogoro, di cui parlerò in un altro post, ci siamo rimasti fino al 2 gennaio, quando siamo partiti alla volta di Malolo.
Malolo è un villaggio, situato nella regione di Morogoro, dove vivono 5000 persone, in baracche di fango e paglia, senza elettricità nè acqua potabile. Malolo è l'Africa che ho cercato, e proprio per questo i giorni lì sono stati quelli più intensi.
E' sempre difficile parlare di azioni concrete realizzate nei 15 giorni di viaggio (anche se l'attuazione del progetto che era stato tanto cercato, si sta concretizzando), perchè l'Africa è un'emozione (o più di una), è un insieme di colori, un insieme di occhi che ti guardano, di piccole mani che piano piano ti cercano e ti riconoscono, di incontri con persone semplici, povere, umili e sempre più speciali, di bambini emozionati davanti a una bolla di sapone, di compromessi tra la propria coscienza e quello che uno si trova davanti e che spesso, molto spesso, ha fatto male.
L'Africa è gli animali che corrono in libertà, la terra rossa, gli alberi verdi, i baobab, i manghi e la papaya, il riso e il pollo cucinato per noi, è il riscoprirsi piccoli davanti ai mali del mondo, è il non poter più ignorare che qualcuno sta peggio di quello che ti puoi immaginare, è la voglia di fare qualcosa, sentire di doversi impegnare.
Tornare alla vita quotidiana è stato traumatico... a chi mi ha chiesto, ho cercato di raccontare e spiegare e ogni volta mi sembra di farlo in modo non corretto, di dimenticare qualcosa... prima di partire non avrei mai pensato di mettere il continente africano tra le possibili destinazioni in cui vorrei lavorare, ora credo che qualche mese ce lo passerei... il mal d'Africa è già arrivato...

"Dopo pranzo si andava a a riposare
cullati dalle zanzariere e dai rumori di cucina;
dalle finestre un po' socchiuse spiragli contro il soffitto,
e qualche cosa di astratto si impossessava di me.
Sentivo parlare piano per non disturbare,
ed era come un mal d'Africa, mal d'Africa"
"Mal d'Africa" Franco Battiato