Mancano esattamente nove giorni al 17 marzo 2011, giorno dell'Unità d'Italia e Torino si è riscoperta improvvisamente italiana. Il tabellone con il conto alla rovescia campeggia già da un anno in Piazza Carignano, dove ha sede il famoso teatro e dove si trova il primo Parlamento d'Italia.
L'aria della festa in realtà è già da un pò che si percepisce, palazzi ripuliti, Piazza Castello con Palazzo Madama rinnovato... però mai avrei pensato che improvvisamente tutti fossero impazziti per il tricolore. La bandiera è ovunque, negozi del centro, delle vie laterali, le strisce adesive con scritto "Esperienza Italia" campeggiano un pò dappertutto e quelle attaccate sulle vetrine dei kebabbari sono sicuramente quelle più divertenti. Gli spazzini comunali stanno ininterrottamente spazzando da giorni tutte le strade, togliendo le ragnatele dai portici ( vi assicuro che ce ne sono molti e molto alti), addirittura oggi ho trovato lo spazzino davanti la mia facoltà che proprio sulla via centrale non si trova.
Tutto questo risveglio nazionale (percepito solitamente quando gioca la Nazionale di calcio)mi ha portato un pò a riflettere sul fatto che ci facciamo belli solo di facciata perchè poi sotto sotto di certi argomenti tendiamo a fregarcene.
Torino credo che sia un buon laboratorio per l'Italia, città di forte immigrazione prima interna negli anni '60 e oggi dai Paesi dell'Africa, del Medio Oriente e dell' Europa dell'est avrebbe molto da insegnare in tema di incontro tra culture e integrazione del "diverso". Se ci pensiamo bene che cos'è l'Unità d'Italia se non un mettere insieme persone con lingue, culture e abitudini diverse?
Torino mi piace per questo, è al nord ma non è così secessionista come altre città del lombardo - veneto e come dice un mio amico è più balcanica dei Balcani stessi. Giorni fa a Torino ha nevicato, in tram andando verso la Gran Madre mi è sembrato di essere un pò a Sarajevo, le case sulle colline bianche, le montagne dietro...
Anche per me Torino è balcanica allo stesso modo in cui Sarajevo era occidentale vent'anni fa.. mi piace pensare di sentire profumi e lingue diverse ogni volta che vado al mercato, provare a entrare in relazione con una persona che i media chiamerebbero "diversa" ma che magari vede le tue stesse cose con prospettive spostate rispetto alle tue.
Mi piacerebbe pensare che il cartello con scritto "Esperienza Italia" fuori dal kebabbaro non sia solo un misero slogan per la faccia bella di Torino, quando il 17 si mostrerà al mondo come la prima Capitale d'Italia. Mi piacerebbe pensare che questa città possa davvero far scuola, perchè è qui che esiste il vero laboratorio di incontro e anche scontro (se è motivato e non è solo un misero pretesto razzista anche lo scontro arricchisce le persone), dove i bambini di famiglie immigrate abbiano le stesse possibilità di bambini italiani, dove non devi dimostrare chi sei dal colore della pelle ma dall'intelligenza del tuo cervello.
Solo se crediamo di poter effettivamente costruire un'Italia multiculturale e d'integrazione possiamo parlare di Esperienza Italia altrimenti rimarremo sempre e solo con chi una volta ogni 150 anni rendono apparentemente bella la facciata di qualche città.