Volevo far passare un pò di giorni prima di scrivere qualcosa sull'Africa...E' stata un'esperienza inaspettata, anche se programmata da tempo. Volevo conoscere il continente africano, che mi ha sempre affascinato e quando 9 mesi fa mi è stato proposto di andare in Tanzania, nella missione dove già due anni fa c'erano stati gli scout del mio gruppo, ho detto subito sì. Poi mi ero fissata degli obiettivi - conoscere un pò la storia, imparare qualche parola di swahili, cercare di informarmi un pò di più sul paese in cui sarei andata - che non sono riuscita a concretizzare e in un soffio sono arrivata al 28 dicembre, giorno della partenza.
Il programma che avevamo pensato non era definitivo, aspettavamo di arrivare per parlarne con i frati che ci avrebbero ospitato.
Appena scesi dall'aereo, una vampata di afa calda ci ha accolto, giusto per farci capire che potevamo dimenticare sciarpe e cappelli per un pò.
Il primo giorno lo abbiamo passato nella località di Mbezi, nella periferia di Dar Es Saalam, per acclimatarci e riposarsi un pò. Come primo contatto africano non è stato poi così sconvolgente.. girando il pomeriggio ci siamo resi conto dell'occidentalizzazione devastante che stanno attuando: parabole gigantesche, cellulari nelle mani di chiunque - anche bambini abbastanza piccoli - e moto giapponesi e cinesi, vendute a loro in cambio di qualche materia prima.
Il 30 siamo partiti per Morogoro, una città di 300.000 abitanti a 200 Km a ovest di Dar Es Saalam, dove i frati carmelitani hanno una missione. A Morogoro, di cui parlerò in un altro post, ci siamo rimasti fino al 2 gennaio, quando siamo partiti alla volta di Malolo.
Malolo è un villaggio, situato nella regione di Morogoro, dove vivono 5000 persone, in baracche di fango e paglia, senza elettricità nè acqua potabile. Malolo è l'Africa che ho cercato, e proprio per questo i giorni lì sono stati quelli più intensi.
E' sempre difficile parlare di azioni concrete realizzate nei 15 giorni di viaggio (anche se l'attuazione del progetto che era stato tanto cercato, si sta concretizzando), perchè l'Africa è un'emozione (o più di una), è un insieme di colori, un insieme di occhi che ti guardano, di piccole mani che piano piano ti cercano e ti riconoscono, di incontri con persone semplici, povere, umili e sempre più speciali, di bambini emozionati davanti a una bolla di sapone, di compromessi tra la propria coscienza e quello che uno si trova davanti e che spesso, molto spesso, ha fatto male.
L'Africa è gli animali che corrono in libertà, la terra rossa, gli alberi verdi, i baobab, i manghi e la papaya, il riso e il pollo cucinato per noi, è il riscoprirsi piccoli davanti ai mali del mondo, è il non poter più ignorare che qualcuno sta peggio di quello che ti puoi immaginare, è la voglia di fare qualcosa, sentire di doversi impegnare.
Tornare alla vita quotidiana è stato traumatico... a chi mi ha chiesto, ho cercato di raccontare e spiegare e ogni volta mi sembra di farlo in modo non corretto, di dimenticare qualcosa... prima di partire non avrei mai pensato di mettere il continente africano tra le possibili destinazioni in cui vorrei lavorare, ora credo che qualche mese ce lo passerei... il mal d'Africa è già arrivato...
"Dopo pranzo si andava a a riposare
cullati dalle zanzariere e dai rumori di cucina;
dalle finestre un po' socchiuse spiragli contro il soffitto,
e qualche cosa di astratto si impossessava di me.
Sentivo parlare piano per non disturbare,
ed era come un mal d'Africa, mal d'Africa"
cullati dalle zanzariere e dai rumori di cucina;
dalle finestre un po' socchiuse spiragli contro il soffitto,
e qualche cosa di astratto si impossessava di me.
Sentivo parlare piano per non disturbare,
ed era come un mal d'Africa, mal d'Africa"
"Mal d'Africa" Franco Battiato